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• Cultura : E' stato presentato il libro "UNA VITA IN OTTO RACCONTI" di Antonio Pellegrino - Domenica 14 giugno 2009 presso la Pro-loco di Massa di Faicchio (Bn)
Inviato da Antonio Pellegrino il 16/6/2009 11:40:00 (753 letture)


fototargaPresso la Sala degli incontri della Pro-loco di Massa di Faicchio (Bn), domenica 14 giugno 2009, alle ore 11.00, è stato ufficialmente presentato dai professori Pietro Mastrocola, che ha introdotto l'Autore, e Angiola De Lucia, che ha commentato l'opera, l'ultimo libro di Antonio Pellegrino "Una vita in otto racconti" .



L'incontro è stato presieduto da Alessandro Colasanto, Presidente della Pro-loco di Massa.



E' intervenuto il sindaco di Faicchio Mario Borrelli.
 



copertinaHanno letto brani dall'opera l'insegnante Gabriella Cappella e la dottoressa Pamela Romanelli, ex alunne dell'autore presso la Scuola Media "G. Pascale" di Faicchio.



Si ringrazia sentitamente gli intervenuti e, in particolare, alcuni amici molto speciali.



Si ricorda  a chi dovesse essere interessato o almeno incuriosito dall'opera che la stessa è reperibile su richiesta:



- presso l'Autore stesso, via Telese, 183 Amorosi (Bn) - Tel. 0824/970348

- presso la Pro-loco di Massa di Faicchio, via S. Nicola



N.B. - E' nelle intenzioni dell'autore donare, previa autorizzazione dei Dirigenti, una copia del libro agli alunni delle Scuole Secondarie di Primo Grado di Amorosi, di Faicchio e di Cerreto Sannita, risultanti iscritti all'anno scolastico 2009/10.



* E' possibile consultare il video You Tube della manifestazione cliccando sul seguente link:  http://www.youtube.com/watch?v=EpVZc_ZcaYo



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• Racconti : Recensione di Angiola De Lucia al libro di Antonio Pellegrino "Una vita in otto racconti"
Inviato da Antonio Pellegrino il 16/6/2009 10:20:00 (754 letture)


copertinaE’ veramente per me un grande onore presentare questo lavoro del prof. Antonio Pellegrino, mio caro amico, collega e compagno di lavoro per molti anni nella scuola di Cerreto Sannita; ho accettato con piacere l’invito rivoltomi dall’amico e collega Pietro Mastrocola anche perché qui, a Massa ed a Faicchio è iniziata la mia carriera di docente di Materie letterarie con le prime supplenze.

Andando con la mente indietro nel tempo spesso ci rendiamo conto che molti ricordi vanno via via affievolendosi fino a scomparire del tutto e leggendo il libro di Antonio mi sono resa conto che è proprio il ricordo delle cose passate, o meglio, la capacità di dare forza e vigore ai nostri ricordi e di descriverli, che dà più senso alle nostre cose attuali, alla vita di ciascuno, logica evoluzione di ciò che siamo stati in anni ormai trascorsi. E’ questo, infatti, il senso fondamentale del lavoro che stiamo presentando il quale non nasce per caso, ma, come l’autore stesso sottolinea, “l’impresa narrativa di carattere sistematico” è giunta dopo lunghi anni di esercizio continuo ed insistente della poesia. Essa è stata a lungo cercata e finalmente, oggi, ha preso corpo: Antonio è riuscito a dare corpo a ciò che si portava dentro da anni.. Ma torniamo un istante al punto di partenza, cioè, alla poesia. Le prime raccolte in versi risalgono al 1994. “Esse ebbero il merito, dice l’autore, di mettermi a confronto prima con la parola intesa come essenza e poi con il mondo fuori di me”. “Poeta, sia pure in maniera acerba, artigianale, lo seppi diventare prima, mi veniva più spontaneo esserlo, era compatibile con la mia natura introversa, solitaria, perversa esploratrice di deserti, amante del raccoglimento, di quanto di sublime ti può condurre il silenzio […] L’attesa non è stata vana, quello che di me aspettavo mi ha raggiunto, mi si è reso visibile e ne odo la voce, mi parla continuamente e mi detta, mentre io, ormai, scrivo in maniera quasi automatica, il tempo mi scorre lungo le dita e si traduce in parole. Scopro soltanto adesso che l’esercizio continuo e sistematico della poesia mi è stato di guida in tante cose, mi ha abituato a vedere il verbo come evento, come atto creativo, me ne ha fatto cogliere le armonie, le essenze più nascoste, mi ha allenato ai difficoltosi percorsi dentro l’anima e mi ha aperto, finalmente, anche le porte della narrativa”. Nasce come poeta perché gli è più consono e spontaneo, ma io vorrei aggiungere che è anche conoscitore esperto di vari linguaggi non verbali, dalla fotografia, al disegno, alla pittura, al cinema, è un artista a 360°, insomma, e bisogna riconoscere che, in qualsiasi cosa si cimenti, riesce a produrre lavori unici e inimitabili. A questo punto, prima di illustrarvi il libro, ho pensato di leggervi una poesia proprio perché, come ho già detto, Antonio è, prima di tutto, poeta, anzi, trovo che rimanga tale anche nella prosa; nei racconti in cui si articola il libro, infatti, le descrizioni di persone, di luoghi e di fatti hanno sempre un non so che di poetico per la intensità di sentimenti veri ed autentici in essa racchiusi. Dunque, ho scelto quella intitolata “Alla mia bicicletta” tratta da “Coriandoli di immagini”:


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- VIDEO NEWS : Presentazione del libro "UNA VITA IN OTTO RACCONTI" di Antonio Pellegrino - You Tube - ANTPELLEGR
Inviato da Antonio Pellegrino il 15/6/2009 21:50:00 (591 letture)

• Cultura : ZIO LUCA - di Antonio Pellegrino -
Inviato da Antonio Pellegrino il 22/5/2009 23:10:00 (1357 letture)


ZIO LUCA 






Avevo sette anni appena compiuti e mi recavo a Napoli per la

prima volta. Si realizzava, finalmente, il sogno di vedere il luogo

dove mio zio, fratello minore di mio padre, viveva e lavorava, quel

luogo che, quando lui non c’era, immaginavo così lontano, mitico,

me lo figuravo come la città dei balocchi, che tanto mi aveva suggestionato

quando quest’ultima mi era apparsa nel racconto della

fiaba di Pinocchio fattomi, alla sua maniera, dalla nonna Maddalena.


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• Cultura : "UNA VITA IN OTTO RACCONTI ", l'ultimo libro di Antonio Pellegrino, sarà presentato dai professori Pietro Mastrocola e Angiola De Lucia domenica 14 giugno 2009 alle ore 11.00 presso la Sede della Pro Loco di Massa di Faicchio (Bn) sita in via San Nicola
Inviato da Antonio Pellegrino il 16/5/2009 17:50:00 (546 letture)





DALLA PREMESSA DELL'AUTORE









segnalibroChiunque, se volesse, potrebbe fotografare persone, animali e cose e portarsene dietro il ricordo per sempre, come fossero vivi, eterni addirittura. Non è la stessa cosa per le emozioni, per i sentimenti, per le passioni, per le gioie e per le delusioni, per i piccoli e per i grandi eventi della vita quotidiana, soprattutto quelli impropriamente considerati più comuni, quelli che si dimenticano prima perché non sono materializzabili in immagini, perché sono fatti di pensieri, sono invisibili come l’anima, sono spirito. Il fatto di non potere ricordare tutto della propria vita - se non nella mente dentro la quale, col passare delle stagioni, le cose prima si mescolano, poi, silenziosamente, si indeboliscono, infine si perdono - mi ha sempre un po’ angosciato.

   Già nell’adolescenza, quando cominciai ad avvertire che certi dettagli delle impressioni infantili, o legate alla fanciullezza, si andavano lentamente, ma inesorabilmente, spegnendo, cominciai ad avventurarmi nei primissimi tentativi di sigillare in racconti, di tradurre in parole, che avrei voluto rimanessero indelebili, quelle che cominciavo a considerare sensazioni fascinose ma volatili della mente: il cadere della neve, la pioggia battente e gocciolante sui vetri, il fischio del vento fra i rami e fra i tetti delle case, un pomeriggio di sole bollente, una passeggiata con gli amici, l’odore di un prato o della limpida acqua del fiume, le vibrazioni irripetibili del primo amore, la morte di una persona cara, l’arrivo di un nuovo cagnolino in casa o di un gattino, la misteriosa magia dei giochi della fanciullezza e dell’adolescenza.

   Ma la cosa mi riusciva solo attraverso frammenti poetici o attraverso schegge di pensieri, di rapide emozioni, di improvvisi dolori, di delusioni buttate lì in informali pagine di diario.

L’impresa narrativa di carattere sistematico, che era nelle mie intenzioni, mi risultava complessa, non riuscivo a raccontare in modo continuo fino a riprodurre il senso nascosto delle vicende, che mi si accavallavano nella penna, si contrastavano, si ostacolavano duramente, non mi riusciva, insomma, di sintetizzare i tanti eventi, mi accorgevo, con dolore, misto ad una strana sensazione di impotenza, che non era come riprendere singoli pezzi di una realtà con la macchina fotografica o con la cinepresa, come ero aduso fare: con le parole bisognava cogliere tutto e descrivere, bisognava che esse sapessero, di volta in volta, trasformarsi in riso e in pianto, in gioia e in tristezza, nei colori più vari, bisognava che prendessero corpo ed
avessero un’anima, per dare linfa di vita alla narrazione, bisognava che fossero in grado di produrre armonia attraverso l’evolversi ininterrotto dei suoni, quasi che le singole lettere e le singole sillabe fossero note, sequenze logicamente alchimizzate nei ritmi, bisognava che esse fossero trasparenti e comprensibili al punto tale da potere suscitare nel lettore la sensazione di una sua piena partecipazione emotiva allo scandire lento degli eventi. Provavo e riprovavo, riempivo fogli e poi li accartocciavo, la mia era la forza di chi non sapeva rinunciare anche di fronte alla sua evidente debolezza, qualcosa mi diceva che un giorno ci sarei riuscito ma che il lavoro su di me, che mi attendeva, sarebbe stato duro, durissimo. Una cosa che intuivo era che bisognava imparare ad affinare la conoscenza del mondo interiore, bisognava perfezionare le capacità di osservazione, di indagine e di catalogazione dei dati fenomenici attinti al mondo esteriore, bisognava imparare a capire le psicologie nascoste delle persone e delle cose, il linguaggio di quel grande mistero che è la natura, ma, soprattutto, bisognava attendere che gli eventi non fossero più parte di una arida cronaca, che alimentassero respiri e visioni più ampi e complessi, liberati dai vincoli delle comuni concezioni, che sapessero esprimere la forza e il vigore nascosti delle energie dell’anima. Bisognava attendere quell’uomo che ancora non ero. 



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