Login

Nome utente:

Password:


Password persa?

Foto dall'Album

Donne nel tramonto
Notte di luna - di Antonio Pellegrino -

Social Network

Il mio Canale

Il mio Profilo 

Seguimi su FACEBOOK

Cerca nel Sito

Contatore visite

• Religione : PROFILO STORICO DELL'AZIONE CATTOLICA AMOROSINA ALLA LUCE DEL PIU' GRANDE MOVIMENTO NAZIONALE
Inviato da Antonio Pellegrino il 29/12/2008 17:10:00 (4122 letture)


tebanoLe vicende storiche dell’Azione Cattolica, sin dalle più remote origini, ha sempre condiviso, apertamente o implicitamente, a volte pure inconsciamente, le vicende parallele della cultura, della politica e dell’economia.



Volente o nolente, quindi, essa è rimasta sempre condizionata da alcuni grandi protagonisti, da alcuni grandi leaders del pensiero filosofico, storico, economico e religioso .



Nel suo prologo, collocabile intorno alla metà del XIX secolo, ancora fortemente ispirata dalle spinte romantiche, risorgimentali e post-risorgimentali, offre il suo contributo alle lotte per la libertà dei popoli, per la costruzione degli Stati democratici e per l’emancipazione delle classi marginali.



Nasce nel 1868 La Società della Gioventù Cattolica italiana (prima prefigurazione della futura Azione Cattolica italiana, destinata, poi, a sorgere nel 1946 con il suo primo Statuto.




Lo stretto sodalizio tra la Società suddetta e l’intreccio politica-economia-cultura-costume sociale dura fino alle soglie del 1870, quando, a seguito della soluzione della lunga questione romana a svantaggio della Chiesa e del Vaticano, il Papa Pio IX con il Sillabo impone il disimpegno assoluto dei Cattolici dalla politica.


 Segue un periodo strettamente confessionale della “Società della Gioventù Cattolica Italiana” e quindi la sua stretta dipendenza dalla gerarchia ecclesiale, che ne ispira un impegno specifico legato alla formazione cristiana, all’apostolato sociale strettamente inteso ed all’opera intensa e persistente di difesa del mondo da una crescente scristianizzazione dei popoli dovuta alle nascenti culture del realismo, del socialismo, dell’imperialismo e infine del decadentismo: sono questi momenti di dura contrapposizione fra lo Stato e la Chiesa.



In questo clima di tensioni socio-politiche e culturali crescente, sul finire del secolo, nel 1892, nasce la FUCI (Federazione Universitari Cattolici Italiani), destinata ad essere per alcuni decenni il braccio forte del movimento grazie ad una sua intensa presenza, spesso nello stile della forte contrapposizione ai poteri politici, specie negli anni posti fra le due guerre mondiali e in coincidenza con la nascita delle grandi dittature del secolo: il comunismo, il fascismo (la FUCI fu per la verità temuta e solamente tollerata dal Fascismo, che la considerò fra le sue bestie nere) e poi il nazismo.




 In filosofia, e con forti infiltrazioni nella politica e nella cultura, dominante diventa il concetto del superuomo Nitzchiano, quindi del decadentismo dei valori classici consolidati e poi dell’esistenzialismo dirompente, che contribuisce sempre di più ad allontanare le nuove generazioni dal messaggio della fede cristiana. L’Azione Cattolica si fa evangelizzatrice e vive un contatto sempre più stretto con la gerarchia.



 Dopo la seconda guerra mondiale e con l’inizio del lungo periodo della guerra fredda (anni quaranta/cinquanta, per dire del momento più duro di questa contrapposizione), in un mondo ormai diviso nei due blocchi del Patto Atlantico e del Patto di Varsavia, l’Azione Cattolica Italiana, ufficialmente istituita e costituita nel 1946 (Primo Statuto dell’Azione Cattolica Italiana), fa la sua scelta anticomunista in maniera chiara, si schiera al fianco dei movimenti politici democratici o pseudodemocratici e ne diventa il braccio forte: la  commistione Azione Cattolica  e politica si fa evidente, e prepotente diventa l’ingresso dei laici impegnati nel mondo delle dinamiche socio-culturali. Coincide con questo momento la nascita sempre più consistente dei Comitati Civici e della partecipazione diretta dei laici di A.C. nelle liste elettorali sia a livello locale che provinciale e nazionale.



 Tale atteggiamento durerà fino al periodo del disgelo e alla nascita delle politiche della “Nuova Frontiera” determinate da uomini emergenti dentro alla nuova visione dell’uomo, del mondo, della vita quali J.F. Kennedy, Kruscev e il Papa Giovanni XXXIII (fine anni cinquanta e primi anni sessanta).



 Il Concilio Vaticano II, aperto da Giovanni XXXIII, continuato e portato a termine da Paolo VI, unitamente alla contestazione studentesca del finire degli anni sessanta in tutto il mondo produrranno il sorgere di considerevoli processi di sintesi politica ed il riavvicinamento dei laici ed intellettuali cattolici al mondo della sinistra e del socialismo in genere: è questo il periodo in cui proliferano i cattolici del dissenso, che, senza abbandonare la loro fede e la loro presenza attiva in A.C. si schierano in maniera sempre più evidente con movimenti di sinistra, che contestano l’assetto sociale di tipo capitalistico o neocapitalistico. Bandiere di questo evidente cambiamento di rotta sono la Mater et magistra di Giovanni XXXIII e la Populorum Progressio di Paolo VI.



 Sulla base di questi nuovi sviluppi nasce nel 1969 il Nuovo Statuto di Azione Cattolica che ne snellisce la struttura, rendendone essenziale ed efficiente l’organizzazione, “ecumenico” il messaggio da trasmettere e forte l’impegno da rifondere per il radicale cambiamento dell’organizzazione culturale, sociale e politica dei popoli della terra.



 Tale spirito di forte movimento innovativo dura per tutti gli anni settanta e va lentamente sfumando verso gli anni ottanta: la caduta del muro di Berlino (novembre 1989), la crisi sistematica del comunismo, la rottura della logica dei mondi contrapposti, l’intensificarsi in maniera sempre più potente e prepotente della logica delle multinazionali produce il sorgere di un mondo completamente globalizzato, che sta gradualmente scardinando le antiche logiche nazionalistiche a vantaggio di un sistema di vita fondato sui valori del materialismo economico, finanziario, consumistico ed edonistico. L’Azione Cattolica sembra perdere tutti gli orientamenti rispetto alle metodologie di impegno del passato e piomba in  una crisi sistematica, che la induce verso un impegno forte di ripensamento sia della sua identità che della sua organizzazione.



 I movimenti cattolici nel nostro Paese, nei loro diversi avvicendamenti, a partire dal XIX secolo, seguono di riflesso le mode degli eventi della storia nazionale dell’Associazione, ne condividono, quindi, di volta in volta le diverse ispirazioni, rimanendo comunque legati alla loro fondamentale natura di tipo laico-religioso-confessionale anche se il racconto dettagliato dei contesti e degli specifici protagonisti rimane necessariamente sfumato dal tempo trascorso e dalla difficoltà di rintracciare notizie e informazioni più certe. "Si può ritenere che ad Amorosi l'Azione Cattolica si sia sviluppata sin dal suo sorgere a livello nazionale. Certo è che nell'era fascista essa era ben radicata e ramificata" (1). Si  ricordano  qui alcuni Presidenti dell'epoca: "Luigi Solitario, pittore; D'Amico Filomena, casalinga; Carlone Ernestina Amalia, insegnante elementare a riposo" (2).



A partire da quest'ultima epoca, le associazioni cattoliche, nelle loro varie denominazioni e raggruppamenti, seguono in modo del tutto parallelo  la filosofia politica del regime, offrendo addirittura alcuni suoi uomini nel governo del Paese e qualche volta alcuni  suoi   sacerdoti e parroci. Evidente è poi la netta confluenza della finalmente nata Azione Cattolica Italiana (1946) e la Democrazia Cristiana, fondata con la presunzione di essere il partito unico dei cattolici italiani e guidato in ambito nazionale dal trentino Alcide De Gasperi, un leader abile ed apprezzato anche in ambiti politici di fede contrapposta.



 E’ questo il periodo dei parroci Pasquale D’Amico (1910-38) e Uria Emanuele Eduardo De Cicco (1938-54), che danno una forte propulsione all’Associazione, che comincia a vivere momenti di forte espansione anche sul piano numerico. "L'Azione Cattolica, compatta ed operativa nella sua identità ed appartenenza religiosa, vide a lungo militare tra le sue fila la maggior parte dei giovani del paese" (3). L’opposizione al comunismo, visto come “anticristo”, si fa sempre più evidente. La guerra fredda nel nostro paese si manifesta proprio a questo livello, veicolata attraverso le piccole storie di schieramenti contrapposti, che si evidenziano in maniera più forte nel corso di elezioni amministrative o politiche (Bernardo Roscia, Francesco Gagliardi, Pio Maturi, e via dicendo). Figure note di sacerdoti di Amorosi di questa epoca, oltre i già nominati parroci, sono don Domenico Armieri e don Ciccio Riccardi. Fra le figure di laici  fortemente impegnati dell’A.C., in questo contesto di tempo, non si possono non ricordare le celebri figure delle presidenti Filomena e Teresina D’Amico, nipoti dell’Arciprete D’Amico, le quali continuano la loro incessante opera di catechiste ed educatrici fino alle soglie del Nuovo Statuto di A.C. del 1969 e oltre: forte è l’impegno che esse profondono - unitamentre ad altre generosissime collaboratrici quali Teresina Cacchillo e Gilda Salvione -  per l’educazione delle nuove generazioni, offrendo la loro opera prolifica nell’ambito delle fiamme bianche, verdi e rosse, nonché nel catechismo quotidiano in preparazione della Prima Comunione e poi della Cresima. In questa epoca le riunioni dell’A.C., divisa in Giac, Gief, Fiamme bianche, verdi, rosse e aspiranti Junior e senior sono settimanali e diversificate nei giorni per le diverse categorie: gli uomini adulti il giovedì, i giovani il sabato, le donne adulte e le giovani la domenica pomeriggio, i fanciulli  e gli aspiranti la domenica mattina. I luoghi di raduno per tali circostanze sono stati sempre la sede di Azione Cattolica, dono all’Associazione ad opera del Parroco D’Amico, il palazzo delle monache, la casa delle Presidenti D’Amico.



Del periodo che coincide con l’inizio dei processi di distensione in Italia e nel mondo celebri rimangono per Amorosi le presidenze di Italo D’Amico, di Fernando Di Paola, di Michelangelo Di Stasio (un periodo breve), di Salvatore Salvione (un periodo più lungo e sostanzioso di iniziative e innovazioni). Proprio durante la presidenza di quest’ultimo scoppia in dimensione internazionale e nazionale la contestazione studentesca che trova proficui riflessi nel nostro Paese tramite punti di forza evidenti, che operano una forte spinta per la crescita dell’impegno dei laici di A.C. nel mondo sociale e nella politica. Sorge proprio dall’interno dell’Associazione (non per contestarla ma per renderla più attiva, presente e produttiva nel sociale) nel 1967 un gruppo di giovanissimi intellettuali (4), che fonda il circolo CRAC (circolo ricreativo di attualità e cultura), molto caratterizzato anche sul piano della riflessione religiosa di impostazione laica e con forti tendenze alle sintesi politiche. Questo momento forte di protesta e di ricerca di nuove forme di aggregazionismo, che anticipa, comunque le nuove linee programmatiche dell’A.C. fissate nello Statuto Nazionale del 1969, viene cavalcato con mano ferma e nel contempo con saggio equilibrio dalla mitica ed indimenticabile figura dell’arciprete don Graziano Vincenzo Tebano, bandiera dell’A.C. locale per oltre un ventennio. Si vanno diffondendo sempre di più, proprio grazie all’impegno informativo e formativo di una A.C. fortemente impegnata nel sociale e nella politica, le idee del Concilio Vaticano II, attraverso la lettura, la diffusione e l’interpretazione dei suoi decreti più celebri fra cui il Decreto sull’Apostolato dei Laici e la Lumen Gentium. Numerose sono le figure di laici impegnati di questo periodo, di cui, per non fare torto a nessuno, si preferisce non nominare alcuno: i nomi di tali protagonisti tuttavia rimangono implicitamente scritti nei fatti della storia della vita e del costume sociale-culturale di Amorosi, vengono quindi affidati al mondo della memoria collettiva.



Gli anni settanta si presentano come anni di assestamento delle nuove tendenze ed abitudini e quindi di consolidamento delle nuove metodologie di formazione di gruppo e di azione sociale, sono anni di relativa tranquillità  anche se dall’Associazione si staccano numerosi adepti che confluiscono nel nascente movimento di Comunione e Liberazione. Vengono a mancare inoltre alcune figure di punta, che avevano prodotto il grande periodo delle trasformazioni, come conseguenza del loro ingresso nel mondo del lavoro, spesso soggette alla forzata emigrazione. In compenso vanno emergendo altri porotagonisti all’interno della nuova generazione di persone, formatasi nel movimento aspiranti degli anni immediatamente precedenti. E’ questo il periodo delle presidenze di Maurizio Reccia (primi anni settanta) e a seguire di Peppino Servillo (secondi anni settanta e inizio anni ottanta).



Gli anni ottanta si presentano come anni  di grande ripensamento (ricostruzione dei quadri dirigenti), dovuto anche alla morte improvvisa di don Vincenzo Graziano Tebano, che aveva saputo caratterizzare e pilotare l’Associazione in maniera forte anche nei momenti più duri della contestazione. Il nuovo parroco don Marino Labagnara guida il movimento lungo le piste di una rinnovata riflessione sui nuovi indirizzi da tenere rispetto alle prepotenti mutazioni sociali e di costume. E’ un periodo di ampia autocritica rispetto al passato e di costruzione dei nuovi quadri dirigenti, venuti fuori dalle assemblee parrocchiali del 1981. E’ questo il momento in cui la vecchia generazione di dirigenti, che aveva costruito e condotto il movimento nell’ultimo ventennio, cede le armi ai talenti emergenti, è un vero e proprio ricambio generazionale, nel corso del quale la nuova Presidente Ada Ricci segue al lungo periodo di Peppino Servillo e conserverà il timone, meno brevi interruzioni fino al sorgere del nuovo millennio. Sono anni di riflusso, di scetticismo e di contrasti dovuti anche alla difficoltà di creare un progetto parrocchiale unitario fra i diversi settori, l’ACR e i movimenti, fra cui il MLAC (Movimento Lavoratori di Azione Cattolica, fondato e guidato da Paolo Letizia, anche segretario diocesano e regionale del movimento stesso), che producono anche una evidente caduta di stile e fuga di  iscritti.



 La crisi sistematica del sistema dei partiti, coincidente con la caduta del muro di Berlino (novembre 1989) e delle ideologie politiche ad esso connesse produce l’inizio della crisi esistenziale degli anni novanta, che si riflette sia sugli spiriti delle persone che sulla cultura sociale. Se ne vedono ampi riflessi anche nell’Azione Cattolica, che sembra annaspare nel buio, impotente di fronte alle grandi trasformazioni in atto in un mondo globalizzato, succube della grande finanza ed alla ricerca spasmodica di una sua identità e di un suo ruolo sia rispetto alla chiesa che alla vita quotidiana. La crisi del movimento non riguarda solo la situazione locale, dove sfiora "il suo minimo storico" (5), ma l’intero contesto nazionale e mondiale, che comincia ad interrogarsi a proposito di eventuali cambiamenti strutturali dell’azione cattolica medesima. Guida dell’Associazione è, meno brevissime interruzioni, la Presidente Ada Ricci.



 Una cosa rimane consolidata nel tempo e cioè che l’A.C. di Amorosi lungo tutto il suo percorso ha finito sempre per l’avere un ruolo guida all’interno del territorio diocesano, al quale ha con frequenza offerto validi dirigenti, che si sono sempre distinti per creatività, impegno e spirito di abnegazione nei Consigli e nelle giunte diocesane e nei consigli pastorali. E’, infine da ricordare che la stessa si è spesso distinta in gare regionali e nazionali, il che è testimoniato dai numerosi gagliardetti conquistati specialmente nel corso degli anni sessanta. 



Il nuovo secolo si apre, anche per il nostro paese, sull’ampio scenario di crisi dei valori tradizionali: si notano, infatti forti folate di cambiamento su tutte  le massime istituzioni relative alla famiglia, alla scuola, allo Stato, si cercano nuove coordinate di riferimento per potersi orientare in un tempo caratterizzato da un crescente empirismo, che spesso coincide con il materialismo della ricerca del successo personale e del potere. Il quadro  è apocalittico e trova il suo momento più emblematico nel crollo delle due torri gemelle a New York, perforate a mò di proiettili da aerei suicidi di ancora imprecisata matrice. E’ di fronte a questi eventi che l’A.C., se vuole sopravvivere agli eventi, deve, con la dovuta umiltà, profeticamente interrogarsi.          



Antonio Pellegrino   



 NOTE:



1. Pasquale Maturi, Amorosi, vita religiosa e luoghi di culto,  Tipolitografia Slalom, Amorosi 2004, p. 116.

2. Op. cit., p. 116

3. Op. cit., p. 116

4. Francolino Solitario, Antonio Pellegrino, Angelo Di Stasio, Mimmo Di Pietro, Carlo D'Alessandro, Pasquale Di Gioia.

5. Op. cit., p. 117

                                                                             


Formato stampa Invia questa news ad un amico Crea un file PDF dalla news


Segnala questa news


Acquisto libri

Lontana è la primavera
Antonio Pellegrino
LONTANA E' LA PRIMAVERA
Book Sprint Editore - 2012
€ 12.30

Clicca sulla copertina
per l'acquisto del libro
on line



Altri racconti
Antonio Pellegrino
ALTRI RACCONTI
Aletti Editore -  2012
€ 14.00

Clicca sulla copertina
per l'acquisto del libro
on line



Immacolata Solitudine

Antonio Pellegrino
IMMACOLATA SOLITUDINE
Albatros -  2011
€ 11.50

Clicca sulla copertina
per l'acquisto del libro
on line



Itinerario verso l'io 
Antonio Pellegrino
ITINERARIO VERSO L'IO
Albatros -  2010
€ 12.50

Clicca sulla copertina
per l'acquisto del libro
on line