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• Cultura : AFORISMI ( PARTE SECONDA) 237-282 - Parte Seconda - di Antonio Pellegrino
Inviato da Antonio Pellegrino il 1/8/2016 19:00:00 (456 letture)

 


237. Quando l’uomo non sa più come giustificare l’insensatezza delle sue
azioni, affida le sue “irresponsabilità” a una religione, a un Dio o a più
divinità.





238. L’altrui libertà vale quanto la mia, ma, se sono
inconciliabili, meglio farle esplodere di vita nelle rispettive solitudini.





239. Saggio è
lasciarsi liberi di parlare, quando il cuore e la mente lo dicono, ma è anche
saggio lasciarsi reciprocamente liberi di interpretare.



240. Io sia, ma gli altri siano come è nel loro stesso
volere che sia.





241. Nel corso di una
conversazione, il silenzio non “dice”, “nasconde”.




242. C’era più “conoscenza” quando c’era meno “cultura
(!?)”: c’era più semplicità; c’era più identità individuale, familiare e del villaggio;
c’era meno velocità; c’era più tempo; c’erano più equilibrio e  sintonia con il creato, c'era più armonia tra
uomo e natura.




243. La scuola, invece che sterile strumento clonante  dati informativi, sia laboratorio del “nuovo”, sia guida, silenziosa e
discreta, verso la ricerca dell’essenza di ciascun individuo, sia essa meno
misurativa di quanto si sa e più di quanto si è.






244. Tanto è il tempo che dedichiamo per la conoscenza
di date ed eventi, di santi ed eroi, di poeti, scrittori e filosofi, di dio e
divinità varie, che alla fine scopriamo di non sapere nulla di noi stessi.





245. Se non c’è eleganza non c’è bellezza, ma
l’eleganza non è nell’abito, è nello spirito.





246. E’ la terra-madre che ci presta, un giorno, al
grembo di un’altra madre; premurosa, ci riaccoglie, un altro giorno, nel suo primitivo
grembo.





247. Non c’è ignorante peggiore di colui che pensa di
avere acquisito la “conoscenza” perché possiede la “cultura”. Se fosse come lui
crede, il mondo oggi sarebbe un paradiso in Terra.





248. A Gesù non sarebbe certo piaciuto sapere di essere
diventato segno di divisione, per essere stato “ri-crocifisso” in una “icona”
attaccata alle pareti; gli sarebbe piaciuto, invece, che la stessa “icona”
fosse stata impressa in modo indelebile nei cuori di ogni persona.




249. In un’epoca in cui pensiamo di potere trovare, con un solo click, tutto, non riusciamo a trovare noi stessi.



250. Nulla è più
concreto dei ricordi, essi sono l'eternità della vita: navigano il tempo e
continuano a raccontare di se stessi.




251. Gli emigranti? Li definiamo extracomunitari quasi
fossero extraterrestri, disturbatori, invasori!! Eppure, per secoli, noi,
popoli cosiddetti civili, li abbiamo colonizzati, resi schiavi, venduti sui
mercati, decimati, defraudati delle loro risorse, delle loro culture, delle
loro tradizioni, delle loro speranze nella vita. E… ancora lo facciamo,
mascherati da eroi di “guerre umanitarie.




252. In assenza della “parola” il mondo e l’uomo
sarebbero privi della memoria: vagherebbero indistinti e smarriti,
inconsapevoli di se stessi, ignari del loro tempo.




253. Il
sistema programmatico della scuola italiana? Tutto rievocativo e poco, o per
nulla, creativo. Il modello di scuola autentica? La bottega artigianale.




254. Che strani gli
italiani! Si lamentano tanto del mancato rispetto da parte degli immigrati
delle loro sacre tradizioni, e non si accorgono che essi stessi stanno perdendo
il contatto con le radici della  loro
stessa lingua, sempre più contaminata di inglese.




255. I docenti e i genitori, i sacerdoti e gli
educatori,  non si diano come compito quello
di “in-segnare”, si diano, invece, il compito di “organizzare” i processi di
auto-apprendimento e di crescita dei soggetti loro affidati.




256. La più grande compagna dei
miei giorni? La bicicletta, amica fedele, armonicamente silenziosa,
accogliente, paziente.




257. La solitudine vera non è uno stato fisico, è uno stato
mentale, è la riconciliazione con se stessi e con il tutto. Per raggiungere
tale stato necessita tanto e tanto lavoro.





258. Per poter vivere tutti, con-dividere tra tutti: meno
lavoro per ciascuno, più lavoro per tutti; meno consumi di ciascuno, più
consumo di tutti; meno mercato di ciascuno, più mercato di tutti; meno
benessere di ciascuno, più benessere di tutti.




259. Troppi sono i politici parlanti, pochi quelli pensanti
e agenti.



260. Il migliore modo per parlare a tutti? Parlare a
ciascuno.





261. Il silenzio non è un valore assoluto se non si intende
quale è la parte sana del silenzio: il tacere per nascondere non è “il
silenzio”, è assordante rumore.




262. Un pregiudizio culturale all’italiana? La frase
snobistica, ancora oggi recitata con aristocratica enfasi: “Ai tempi del
liceo…!”. Mai sentito dire: “Ai tempi della ragioneria…, etc.!”.




263. Raramente la valutazione scolastica premia le
competenze manuali, quasi sempre, invece, quelle nozionistiche scambiate per
“conoscenza assoluta”.





264. Nella scuola il riposo non sia mai un abbandono
supino, una rinuncia al tempo di crescere, ma una variabile creativa rispetto
alle comuni attività: sia esso un fiato di libertà, un respiro profondo, un
abbraccio a se stessi.





265. La sofferenza produce solitudine, se la
solitudine, invece che in ripiegamento, si traduce in pensiero, si trasforma
nel libro della scienza e della coscienza di sé, si sublima nel desiderio profondo
di essersi compagno per sempre.



266. Non basta sapere quanto di Dio c’è in te.
Chiediti, allora, per sapere veramente chi sei: «Quanto di me c’è nel Dio in
cui credo?».




267. Se credi di sapere chi è Dio, ma non sai chi sei
tu, non è vera fede la tua.




268. E’ fallace il detto “Se non sai non sei”;
veritiero, invece, quello che afferma “Se non sei non sai”.




269. La TV sembra essere diventata la succursale della
Caritas: una solerte ancella del mercato dell’industria della “cosiddetta, o presunta, solidarietà sociale”.




270. Una volta i due che si parlavano si guardavano
negli occhi, oggi mentre uno dei due parla l’altro è perso nel cellulare, si
suole dire che navighi.




271. Se nulla da fuori ti viene, riempi il vuoto di
te.



272. Sarà una foto, dunque, il mezzo per cui il tempo
conserverà un ricordo di te?



273. La sapienza umana, sia pure riposta in pochi, è
molto più potente della insensatezza umana, riposta in molti.



274. Non sprecarla la tua vita, cogline il respiro
profondo prima di sciogliere le vele del destino che le appartiene.



275. Esiste ancora, oggi, la
possibilità per potere “essere diversi” in un sistema socio-politico, economico
e culturale bloccato, sempre simile a se stesso in qualunque sua variabile? Sì,
standone fuori.



276. A chi non dice…, non dire.



277. A volte
onestà e ingenuità camminano insieme? No, l'onestà vera è più forte di ogni
ingenuità, è più forte di ogni cosa, l'onestà è "la più ampia delle
visioni": l'onestà coincide sia con la sapienza che con la saggezza, certo
non con l'ingenuità.



278. C’è una enorme diversità tra la democrazia
diretta reale e quella virtuale. In quella virtuale gli interlocutori hanno
davanti uno schermo, l’uno non vede gli occhi dell’altro, e gli occhi, spesso,
comunicano più delle parole.



279. Vivere in solitudine per propria scelta è
dignitoso, sentirsi soli tra gli altri, invece, dignitoso non è.



280. Non fate l’errore di non chiedere ai
vecchi quello che, oggi, vi potrebbero ancora dire. Domani non lo potranno più
fare.



281. Internet? Un contenitore vuoto che in
tutti produce l’illusione di sapere, ma, i più, nulla, o poco,  sanno. Il sapere è, prima di tutto, sapersi; è
elaborazione lenta e faticosa.



282. L’esercizio della sessualità è come quello del pittore
di fronte alla tela bianca: se il pennello non produce pensiero neppure la
colora.





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