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• Cultura : BAGLIORI DI FUOCO A PARIGI di Antonio Pellegrino - novembre 2015
Inviato da Antonio Pellegrino il 17/11/2015 9:50:00 (700 letture)


BAGLIORI DI FUOCO A PARIGI 



E sono bagliori di fuoco a Parigi,

improvvisi sono gli scoppi e gli spari,

le raffiche, per dir meglio, le sventagliate cieche nel mucchio.



Parigi, la splendida Parigi,

il luogo degli amori consumati all’ombra della celebre Torre,

lungo i viali, lungo i vicoli e le strade, lungo la Senna,

al suono del mitico organetto.







La splendida Parigi brucia del suo sangue,

aggredita alle spalle, pugnalata nel ventre di se stessa,

sorpresa nei luoghi degli svaghi,

allo stadio, al teatro, in pizzeria e nei ristoranti.



Due kamikaze fanno esplodere se stessi,

consumano il loro destino

e lasciano intorno alle loro stesse polveri un sapore di morte,

vite stroncate alla vita per cause occulte,

poi altri ”terroristi” ancora implodono,

qualcuno soccombe nello scontro a fuoco con le teste di cuoio,

un altro, o altri, vanno in fuga, mimetizzandosi nella notte.



E’ la guerra?



No! Se guerra fosse dovrebbe avere un senso,

e la guerra, un tempo, un senso l’aveva:



la guerra veniva combattuta a viso aperto,

un esercito contro un altro esercito,

un uomo contro un altro uomo,

una spada contro l’altra spada,

un fucile a far da contrappeso all’altro fucile,

la guerra, una volta, era governata da regole,

la si dichiarava, la si combatteva,

si trattava, poi, la pace.



La guerra vera era quella fra Ettore e Achille,

quella fra Enea e Turno, fra gli Orazi e i Curiazi,

tanto per fare solo pochi esempi a onor della storia.



Questa guerra è, invece, il terrore, è la pazzia,

è una guerra virtuale, come tutto è virtuale oggi,

è la guerra delle immagini spettacolo,

è la guerra in cui la morte diventa spot,

è la guerra in diretta,

mentre da studio viene vista e commentata

da opinionisti l’un contro l’altro armato.



Sì, i colpevoli sono colpevoli

e della colpa si assumano l’onere,

ma…, ricordiamolo a noi stessi,

non ci facciamo lo sconto delle nostre responsabilità,

delle nostre inadempienze, delle nostre omissioni,

non fingiamo la pace che nell’individuo non esiste,

che nella vita quotidiana non esiste.



La vita è una guerra ogni giorno,

la vita è fatta di trincee e di fili spinati,

la vita è fatta di confini e di proprietà ben tracciati,

la vita è il regno della virtualità e dello strapotere tecnologico,

che prevaricano i singoli individui e ne suggestionano i gesti,

la vita è il regno della cinica competitività sociale.



La vita è:



l’emblema dell’uomo vestito,

l’emblema dell’uomo spogliato,

l’emblema di chi ha e di chi non ha,

l’emblema dell’umanità smarrita,

l’emblema della ragione rinunciata,

l’emblema della fatiscenza della mente,

l’emblema della liquidità dei pensieri,

l’emblema della latitanza dello spirito,

l’emblema del consumo che consuma se stesso,

l’emblema dell’individuo ridottosi a merce,

l’emblema dell’uomo suicida in un mondo suicida,

in certo modo siamo kamikaze tutti,

l’emblema della saggezza in esilio.



Non accade per caso quello che accade,

nulla è prodotto dal fato,

siamo vittime di noi stessi,

la cecità ci impedisce di comprenderlo,

il nemico lo cerchiamo fuori di noi,

è il motivo per cui non lo troviamo mai,

ignoriamo che il nemico siamo noi stessi,

il nemico è invisibile fuori perché ci abita dentro,

la guerra stessa è invisibile, arriva inattesa,

arriva anche a causa delle parole in libera uscita,

titoli di stampa criminalizzanti un popolo intero:

“Bastardi Islamici”, qualcuno ha tuonato.



La guerra, così, diventa imprevedibile come i sismi,

ci crolla addosso improvvisa con effetto a carambola,

e non ci lascia più neppure il respiro.



Saremo sempre dei vivi-morti, degli uomini finti,

se il cammino verso la pace non lo edifichiamo su noi stessi.



Viva gli uomini liberi, viva gli Stati liberi, viva la
libertà.



Antonio Pellegrino


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