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• Cultura : AFORISMI (PARTE PRIMA) 1 / 236 - di Antonio Pellegrino -
Inviato da Antonio Pellegrino il 6/9/2015 10:50:00 (2037 letture)





1. Quando un sentimento,
quatto quatto, nel petto fa capolino, come un palloncino, nell’aere sospeso, il
cuore, impallidito, tremula.




2. La poesia non è moda, non è stile o maniera,
legati a un tempo o a uno schema: è libera evocazione dello spirito del poeta
nel canto della parola.




3. Pensare quello che pensano gli altri di noi è
una perdita di tempo. Importante, invece, è pensare cosa pensiamo noi di noi,
interrogarci per capirci.




4. Creare il vuoto nella mente è l’inizio di
ogni inizio, è il percorso “unico” per potere ricominciare e ritrovarsi. In
quel “vuoto” tutto risiede. Esso contiene tutto quanto bisognerebbe sapere di
sé per “poter essere”.




5. Raramente l’essere umano cerca nel riposo la
“pausa dal mondo”. Egli non predilige l’incontro con il sé ma la fuga dal sé,
predilige la maschera, il mezzo dell’occultamento e dell’ambiguità.




6. Il cattivo lettore raramente è attento al
testo che legge, ma al nome di chi ne è l’autore: gli dà, poi, importanza solo
se quest’ultimo, l’autore, è noto.




7. Nell’uomo, che si sveglia dal sonno
dell’ignoranza e accede alla vita vera, il centro motore, il centro emozionale
e il centro intellettuale trovano la loro coincidenza nel centro più estremo
che è l’uomo stesso.




8. Il sogno autentico è quello che non si spegne,
insieme alla notte, quando il giorno sorge.




9. Quando sogno e pensiero non coincidono, sia
il pensiero che il sogno vacillano.




10. E’ nelle possibilità dell’uomo procedere
verso l’oltre psichico sfidando i confini dell’essere: la verità è dentro l’uomo
e il nemico più grande dell’uomo può essere l’uomo stesso.










11. L’anelito sia verso altre lune e altri tramonti,
altre albe e altri cieli stellati, altri occhi, qualunque dovesse essere il
loro colore, basterebbe che fossero gli occhi stessi dell’anima.




12. Quando lo spirito nell’anima è più leggero
di quanto la materia del corpo pesi, tutto appare possibile.




13. Colui che ancora riesce a credere nel “sogno
di sé” sa che deve svegliarsi. Il risveglio comporta la liberazione dalla
schiavitù dei dati veicolati dall’educazione e trasmessi come cultura, ma che
precludono la via verso la conoscenza.




14. La perfezione non è legata a una visione
estetica, ma a una visione etica: è saper cogliere, nel centro di ognuno di
essi, l’anima delle persone, degli animali, delle cose, di tutto quanto esiste.




15. L’ascolto autentico? Saper vivere attimi di
deserto a diretto contatto con l’estremo silenzio del pensiero.




16. L’ascoltare è, prima di tutto, ascoltarsi,
come il vedere è vedersi: se non ti ascolti, non puoi ascoltare; se non ti
vedi, non puoi vedere.




17. Nell’uomo tutto coincide in un centro che è
lui stesso: sensi e pensiero coincidono, il pensiero stesso è un senso. Ciò che
egli sente e prova, lo sente e lo prova in presenza di entrambe le cose. Il contrario
è il non-senso.




18. Raramente l’educazione riesce a ricondurre
l’uomo all’uomo, più spesso lo allontana da se stesso, dal suo centro. Si pensi
al modo di agire della famiglia, della scuola, della chiesa, dei poteri
incontrollabili della persuasione occulta: un modo inibente che abortisce alle
radici la possibilità dell’accesso alla vera conoscenza.




19. Ogni “debole” si nasconde nella “folla” e
lì, affidandosi al potente di turno, il demiurgo, rinasce, come per incanto,
forte.




20. Quando l’altro coglie il suono che i tuoi
versi emettono e lo percepisce come canto della sua stessa anima, quella è
poesia.




21. Non bastano una radiosa primavera o un
rosaceo tramonto, un’argentea aurora o un mare spumeggiante di onde, una luna a
coronare un cielo stellato o una magica musica, una fluente chioma ramata,
mossa dal vento,  o il fascino ammaliante di due occhi verdi per indurre a
pensare a un sentimento.




22. In fuga dalla vita, nel sogno, ci si riduce
allo stato larvale di se stessi, Sarà, poi, duro il risveglio…!




23. Tutto dipende da quanta e quale
consapevolezza abbia del “pensiero di sé” chi crede di potere agire, in assenza
del pensiero, tramite la spinta dei soli stati emozionali, veicolati dai
“cosiddetti sensi”.




24. La felicità o te la dai tu o non te la dà
nessuno: essa dipende da te, solo da te, su di te devi lavorare per vederla.




25. Per sondare l’io l’unico mezzo siamo noi
stessi: né altri, né le culture, né altri mezzi possono darci quello che noi
solamente possiamo darci, solo a noi è dato descrivere il volto che abbiamo.




26. E’ raro che uno scrittore trovi
l’ispirazione in una sola storia, se non in una che possa essere comune a tante
altre. E’ questo che aiuta chi legge a poter ritrovare nella narrazione i suoi
stessi stati emotivi, frammenti di se stesso, cose compatibili con la sua
esperienza di vita.




27. L’istinto è un veicolo parziale del
conoscere: se non è temperato dal pensiero che raccoglie tutti i segnali motori
ed emotivi periferici per rielaborarli nel suo centro intellettivo: è solo così
che l’individuo può prendere visione dell’immagine completa di se stesso.




28. Negli aforismi miei scrivo, a beneficio di
chi legge, quello che ragione e conoscenza mi suggeriscono debba essere, se,
poi, io stesso sappia essere così non è dato saperlo.




29. I sensi danno solo indizi indiretti sul
reale fisico, quest’ultimo, quindi, può essere afferrato per via speculativa
tanto che le nostre concezioni del momento non possono mai essere ritenute
definitive.




30. Tanti sono i modi suggeriti dalle culture
per “poter essere”, ma ognuno, nel modo suo, sia, sapendo di essere.




31. L’essere “sociali” non sempre implica che si
sia anche “socievoli”; più spesso, invece, implica che si sia “conformi”.




32. Importante è sapere con chi stai, più
importante ancora è verificare come ci stai tu con chi stai, come tu ti
collochi nel rapporto.




33. L’ascolto silente ti condurrà, quasi
prendendoti per mano, negli angoli più occulti del tuo essere, mentre
comincerai a sentire, a piccoli frammenti, il profumo lontano della tua stessa
essenza.




34. Le emozioni non sono credibili, agitano la
mente e il cuore, non sono alimento del vero sentire, sono la risultante di
fugaci impressioni trasmesse dai sensi, ma i sensi non hanno senso senza il
controllo di quella centrale che tutto mette in equilibrio che è l’intelletto.




35. Dovresti essere una fabbrica di “emozione”
se volessi vivere di emozioni: dovresti trovarne un’altra per ognuna che si
spenga, Altrimenti… sarebbe il vuoto angoscioso dell’assenza.




36. Le emozioni? Sono semplici impressioni di
benessere a cui manca la qualità della continuità. Esse sono, spesso se non
sempre, l’anticamera di un vuoto.




37. L’emozione vera, assoluta, non fugace,
permanente, quella capace di superare i limiti dei singoli stati emotivi? Emozionarsi
della propria vita per il solo fatto che essa esista, ovunque essa esista,
qualunque sia la condizione in cui esiste.




38. L’uomo è costituito di tempo: passato,
presente e futuro. Un presente che non contenga il passato e non preveda il
futuro è un tempo vuoto, è un ibrido, è un’apparenza di tempo, è un tempo senza
tempo.




39. Le idee sono riferibili all’esperienza dei
sensi, ma non possono essere attivate direttamente: esse non sono insite dalla
natura ma dal pensiero pensante.




40. Siamo finalmente insieme: io, la parola e il
silenzio.




41. Si è soliti confondere fra di loro i
concetti di “individuo” e di “persona”, sintetizzando il tutto nel secondo. In
realtà l’individuo è ciò che la persona in rari casi riuscirà a essere,
ESSENDO: l’indivisibile, ciò che non può essere diviso da altro che da se
stesso.




42. I gattini Filippo e Lello cosa pensano?
Pensano che nulla è più gradevole che l’essere rispettosi del proprio e
dell’altrui silenzio.




43. Non si affidi mai a nessuno la propria vita,
se prima non è stata donata a se stessi.




44. Si è sempre più soliti volgere, con
artificio, in canto la poesia: essa è già di per sé canto, basta che questo lo
si sappia cogliere nella sana e saggia lettura.




45. E’ l’uomo che, tramite le sue azioni, manda
a se stesso il meglio e il peggio: egli è il vero artefice del suo destino;
egli realizza il Dio in lui o lo abortisce o lo ignora o lo attribuisce ad
altri esseri, altri luoghi, altri miti.




46. L’uomo? Un frammento cosmico vagante nello
spazio storico alla ricerca del suo intero universale.




47. L’affermazione “Io sono colui che è” è
traducibile in “Io sono colui che sa di essere” ed è riferibile a ogni uomo che
coltivi la conoscenza.




48. I ricordi attraversano il tempo vestiti
della sostanza stessa dell’eternità.




49. Uno dei limiti della lettura?  Ognuno
legge nel modo suo e… nel modo suo riceve…: è autore egli stesso, dunque, di
quanto legge?




50. Il bello delle idee è che te le puoi
costruire tu e nessuno potrà mai rubartele: sono tue, ti appartengono, sono
l’estremo livello di una libertà che altrimenti non potrebbe esistere.




51. I ricordi brutti, non meno che quelli belli,
sono monito e insegnamento, sono guida lungo il cammino.




52. Si ha la sensazione, a volte, di vivere fra
parole vuote, fra relazioni vuote, in un tempo vuoto, alcova di spiriti vuoti:
l’apologia del vuoto.




53. Se è la realtà che induce il pensiero a
pensare le idee, è la parola, poi, che riconduce le idee nella realtà.




54. L’altra parte di noi, il nostro “Tu” ci
rimane, spesso, se non sempre, del tutto estranea e finiamo per vivere intere
vite con un “Io” di cui nessuno di noi comprende da dove mai possa essere
venuto.




55. La parola è evento dell’anima in quanto è capace di rendere visibile
quanto era invisibile o nascosto.




56. La solitudine è l’inizio dell’ardimentoso
cammino nella direzione di quella magica
verticale 

che conduce a se stessi.




57. Il veicolo della parola è la poesia
e sacerdote ne è il poeta.




58. Si può essere poeti solo se si ha la
disposizione spontanea a lasciarsi
sedurre dalla parola, che,
nell’atto del versificare, perde
il suo senso comune e assume un valore assoluto.




59. E’ la Poesia che produce la sapienza
del sé e apre le porte alla metodologia della conoscenza di Dio, degli altri e
di tutto quanto esiste.




60. A ben guardare in quell’enorme
vetrina che è Facebook, sembra che il mondo viva nel sogno perpetuo di una
favola senza fine: il nuovo Eden…!!!




61. E’ più salutare mettersi in ascolto
del proprio silenzio, in solitudine, che subire quello imposto dagli altri, in
compagnia: il tuo è tuo, ti appartiene, è un tuo stato, una tua scelta, è
comunicante, ti parla; 



quello voluto dagli altri per te è una cesoia che con cinismo ti taglia
alle radici il pensiero.





62. La nostra epoca pensa con le ali e
vive con i sogni: dorme tanto da sognare sempre. Come Icaro è in caduta libera
sulla realtà.




63. Dio? E’ il massimo dell’idea di sé a
cui l’uomo può accedere tramite la conoscenza.




64. Facebook sembra smentire le più
accreditate statistiche: pare che quello italiano sia un popolo di grandi
lettori… Di frammenti…, forse…




65. L’uomo oggi? Raramente è stato tanto
debole da avere bisogno di sognare la vita affidandosi a un “presunto” forte.




66. La cosa che di più rende l’uomo
servo? La cultura. La via suggerita per la sua liberazione? la “Conoscenza”.




67. Se hai l’abitudine di fare il sarto
o il meccanico o qualunque altra cosa, lo farai senza pensare; se hai
l’abitudine di pensare, penserai senza pensare. L’abitudine è… il pensiero
senza il pensiero.




68. Nessuno può considerarsi intero solo
perché sommato a un altro, ma perché intero in se stesso: sottratto l’altro, si
ritroverebbe mezzo o meno ancora.




69. Il non potere contenere per sempre il tutto
della propria vita nella propria mente – ove i ricordi lentamente si
indeboliscono, nel tempo, poi si spengono – è ciò che induce lo scrittore a
fermare gli eventi nella parola.




70. Ogni giorno devi attendere quell’individuo
che ancora non sei. Ogni attimo, se ti ascolti, dirà di te nuove cose.




71. La diversità…? E’ un falso concetto,
partorito dalle culture della conformità. Ognuno di noi è, di per sé, un
diverso, dunque, siamo tutti dei diversi.






72. Per vedere bene fuori bisogna guardare bene
dentro: più ci si vede più possibilità si hanno di vedere, di prevedere, di
prevenire.




73. Chi pensa che la saggezza  sia solo
un’opinione e confonde la follia con la verità ha ancora molto da conoscere.




74. Non rinunciare mai a pensare che il tuo “Io
vero” possa essere quel “Tu tuo” che ancora non conosci. Non mirare alla
proiezione esterna di te, ma a quella interna.




75. Nulla avviene per caso, qualunque cosa può
essere illuminata dalla conoscenza e ridarle il giusto senso: anche una
delusione profonda o un tradimento non previsto; una dolorosa incomprensione 


o un amore intenso non corrisposto; una malattia
perfino.




76. E’ sempre l’intelletto  a intercettare
e pilotare gli altri sensi, è affidato a lui il compito di mediare, 


nell’idea prima e nella parola poi, il pensiero
con la realtà.




 77. Si può essere poeti solo se si ha la disposizione
spontanea a lasciarsi
sedurre dalla parola,
 che,
nell’atto del versificare, perde
il suo senso comune e assume un valore assoluto.




78. Un pensiero sia sempre rivolto a chi abita i
nostri ricordi e che continua a dare un indirizzo di saggezza alle nostre vite.




79. Lo stato di pace interiore  non 
può essere addebitato a un evento o a una occasione ma a una condizione
permanente dello spirito, altrimenti si finisce per dipendere sempre da
qualcuno o da qualcosa.  




80. Se chi ha creato fosse stato in attesa di
altri che gli fossero di aiuto non avrebbe creato mai nulla.  




81. Il modo migliore  di vivere è
raggiungere il proprio deserto, il centro e il cuore della visione di sé, 


il luogo da cui si vede e ci si vede.  



82. Come fai ad affermare che tutto ciò che vuoi
non è possibile averlo? Tu, in realtà, non sai ancora nulla di te, quello che
sai è quello che credi di sapere.  




83. Nessuno può dire a te stesso quello che solo
tu puoi dirti. Già troppo ti è stato parlato addosso, sei pieno di parole degli
altri, che, ora, fanno eco nella tua vita e continuano a condizionarla.  




84. Vedi ma non ti vedi, quello che vedi di te è
l’impressione che in te si è formata di te: se ti vedessi veramente, dovresti
provare uno stato naturale di benessere, sentirti leggero più di una piuma.




85. Non basta credere di essere diversi e
rimanere nel numero dei più: la diversità vera è convinzione di sé, è
irrinunciabile distinzione, è forza ed energia creatrice; la diversità vera non
ha paura e lotta, 


non si arrende e persevera.  



86. Il pensiero pensato, che non dà luogo a
cambiamento, è un pensiero ibrido e inoperoso.  




87. Coloro che dormono, e non compiono alcun
tentativo di svegliarsi, non sono utili al mondo perché non sono utili neppure
a se stessi: essi ignorano perfino di essere vivi.  




88. Quello che il poeta scrive è sempre il
frutto del tempo negatogli per la parola orale da chi non ha orecchi per
ascoltare: miracolo della solitudine.




89. La solitudine sana è quella che consente
all'io  di incontrare il proprio tu, e di stabilire con quel tu 


un dialogo profondo di conoscenza.



90. Liberare la parola dai significati
convenzionali ha lo stesso senso che liberare l'anima.




91. D'accordo che il pensiero poetico lo si
attende e ci vuole pazienza, tuttavia bisogna che gli si faccia compagnia anche
nei momenti di attesa sollecitandolo.




92. Se certi amplessi della vita non
esistessero, impazziresti: essi rappresentano un necessario ricambio di
energia, un respiro che ti riporta a te nel luogo in cui ti senti veramente
libero.




93. Ogni scrittore, ogni poeta, ogni pittore o
scultore, ogni artista, in quanto cultore della propria anima, 


è terapeuta di se stesso.



94. La memoria sa di noi  più cose di
quello che sembrerebbe, ma va sollecitata, interrogata tramite il gioco delle
associazioni: un pensiero che guida a un altro pensiero; un ricordo che guida a
un altro ricordo.




95. Non sono gli altri a renderci liberi o
schiavi: ogni volta che ci sentiamo nell'uno o nell'altro modo 


vuol dire che è una condizione che noi stessi,
inconsciamente, abbiamo creato per noi stessi.




96. La percezione della pazzia propria è la
normalità di chi ha l’avvertenza dell'essere "vivo" in quel centro di
sé dove la propria diversità si genera e diventa identità. 




97. Non obbligatoriamente si deve indossare
delle maschere se si accetta la sfida dell'essere unici. 




98. Nell'io risiede il sublime in potenza che
pochi hanno la capacità di riconoscere perché pochi sono


quelli che si conoscono. 



99. Lucciole erranti siamo, destinate a
spegnersi in un soffio improvviso di vento.




100. Orgasmo dell’universo siamo, frammenti di
materia vaganti nella notte interminabile del tempo.




101. «Un profeta non è disprezzato che nella
sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua».
 Lo affermò Gesù, secondo Marco, e… prima di altri geni
del pensiero. Non può essere che vero.




102. La donna? E’, come la terra, il grembo che
prima ti partorisce e poi ti riaccoglie.




103. A proposito della relatività del tempo: un
tempo, il tempo scorreva in più tempo; oggi lo stesso tempo, governato da
eventi dal ritmo” disumano”, ci ruba, insieme al tempo, il pensiero e la vita.




104. Sarà pure dimenticanza senile la mia, ma
non ricordo di avere sentito, in passato, di tanti “sognatori” come oggi: il
mondo sembra essersi messo in volo a bordo delle stesse, instabili, ali di
Icaro.




105. Un mio pensiero ispirato dagli spavaldi
naviganti della notte, premonitrice di sogni: “Ma… di giorno che fanno…? 
Probabilmente dormono…  o, forse, credono di essere svegli…!!!




106. E’ molto probabile che si sia più veri
quando si è pazzi, quando non si segue ma si sfida la corrente: 


nella pazzia si annida quel germe della verità
che si chiama “identità negata”.




107. Il sogno autentico non è una comoda fuga
dalle responsabilità, ma la faticosa proiezione verso una speranza.




108. Bisognerebbe imparare a usare il silenzio,
come parola, spesso, soprattutto nei momenti posti a prologo e a epilogo della
vita: la nascita e la morte. 




109. I miei compagni ed amici? I miei pensieri,
il mio pensiero: presenti sempre, unici e fedeli, costanti e inseparabili.




110. Facebook? E’ il luogo in cui tutto si
ripete: ciò che era stato già detto viene ridetto. tutto viene trito e ritrito.
Intanto nulla cambia.




111. Quale destino per l’uomo? Quello di essere
la parte spenta di un universo eternamente vivo.




112. Quale il destino del corpo? L’inavvertenza
dello spirito, esule, ormai, dalla vita.




113. Il soffio degli anni spegnerà il nostro
tempo su quella grande torta che è la nostra vita.




114. Evanescenti come ombre siamo, come nubi dai
volti cangianti.         




115. La mente di ciascuno ha bisogno che venga
convinta che essa c'è, che essa è unica rispetto ad altre menti, che non può
essere sostituita da altre menti, ma che si può confrontare con altre menti
alla pari, purché le altre siano menti e non cloni di altre menti.




116. Invece di convertire i vip alla vita
semplice, ne imitiamo i logori modelli: stiamo diventando dei vip noi stessi.




117. Abbiamo allargato troppo il mondo e ne abbiamo
complicato i meccanismi relazionali. Bisognerebbe tornare al modello di vita
delle comunità autosufficienti: semplicità e sostanza, tolleranza e
solidarietà.




118. Le parole sono la fotografia dei pensieri:
esse hanno il potere  di dare il corpo ai sentimenti e alle emozioni
rendendoli visibili.




119. Non farti preoccupazione di come gli altri
sono, ma di come tu sei; gli altri saranno come essi stessi vogliono che sia.




120. Avere la cultura non è tutto, non è il
compimento del sapere. La cultura è, invece, uno dei numerosi e complessi
"passaggi strumentali" verso la "conoscenza".




121. Chi ama l'arte del denigrare, teme
l'arte contrapposta dell'essere denigrato. Perciò, quando egli è nella sua
veste di "giullare denigratore", altro non è che un cinico parassita.



122. La solitudine ha vari modi di mostrare il suo volto: uno è quello
della solitudine condizionata, che coincide con la schiavitù
dell’isolamento; l'altro è quello della solitudine scelta, che coincide con la
scelta della libertà.








123. Non sono mai io la causa della mia
noia, essa mi viene trasferita addosso dall’altrui innaturale silenzio, dal
generico chiacchiericcio, dalla folla che nulla sa e nulla dice: sacrosanta e
loquace, invece, è  la mia solitudine.




124. Esistono forme e forme dell'emarginazione, solo una è quella non
emarginante. Autoemarginare se stessi, ad esempio, non sempre comporta
un'emarginazione degli altri da sé, si pensi alle forme più alte
dell'ascetismo: per l'asceta il mondo rimane nel centro dei suoi pensieri.




125.
In un tempo in cui tutto di ognuno è clonabile, rintracciabile o identificabile
(cellulari, spie e microspie, mappe satellitari, ecc.) sempre di più si
dovrebbe avvertire il bisogno di sostare in un punto singolo e solitario,
silenzioso, desertico, identico solo a se stesso, un punto che sia l'Io. Sempre
che l'io sia in grado di riconoscersi in quanto Io.




126.
La bellezza? Non ti è lontana, non è fuori ma dentro. E' là che la puoi
trovare. Cercala..., dunque.




127. L’ossessione più evidente dell’uomo
d’oggi…? Il cellulare in tutte le sue forme, formule e sofisticazioni. Senza, l’uomo
stesso, al cospetto del suo stesso scheletro, si smarrirebbe in una selva
oscura.




128. Il discorso? Il discorso si è
drammaticamente perso fra twitt, post e criptici messaggi al cellulare. La
parola –  al pari dell’uomo, sempre più
svilito e smontato – è diventata frammento di se stessa.




129. Le impressioni sono pure
contaminazioni della conoscenza, sono fatte di frazioni infinitesimali di
tempo, sono volatili più degli uccelli, che, veloci più del vento, fendono
l’aria e ne feriscono il petto






130.
Domani non è mai un altro
giorno, è, invece, sempre il giorno preparato il giorno prima,..., il giorno
prima... e il giorno prima ancora...: la nostra vita non dipende dalle
occasioni quotidiane  (altrimenti saremmo
eternamente dipendenti da tutto, mai liberi), ma dal nostro indirizzo di vita.




131.
Un antidoto efficace per la
solitudine? La “solitudine”.



132. Nessuno mai è maestro di un
altro se non di se stesso. Il buon maestro di un alunno o di una classe è colui
che dimentica di esserlo e si vede come uno qualunque degli altri che ha di
fronte.




133. Per conoscere il male non è
necessario farlo, averne cioè l’esperienza - come alcuni affermano - basta,
invece, imparare a riconoscerne la natura.




134. Più profondo diventa il
cammino verso se stessi meno si soffre della pochezza umana che si ha intorno. La conoscenza e la stima di sé aiutano a non sentirsi soli mai e a ignorare, per quanto merita, l'altrui inconsistenza.




135.
La “vera essenza” dell'individuo
è intera solo nel primo vagito del bambino, poi l’educazione familiare e
scolastica, l’educazione religiosa (che non sono mai un  e ducere ma un  in ducere) la storia e le culture  impediscono che la stessa possa trovare
compimento nel seguito delle età evolutive e nell’uomo adulto.




136. Non si è ancora stufi
delle culture già confezionate, dei linguaggi e delle parole omologate, dei
significati dozzinali lontani dal significato sostanziale? Esiste la
possibilità di costruire una cultura e un linguaggio che possano essere
definiti propri, che possano dare luce al senso proprio delle proprie parole?
E’ bene sognare il giorno in cui questo per ciascuno possa accadere: sarebbe il
giorno della liberazione dai vincoli e dalle catene del “cosiddetto sapere”.




137. Chi vive
nella contemplazione non può che accedere alla verità.




138.  Distogli lo sguardo da fuori, guardati
dentro,  là, come in uno specchio, puoi
vedere chi sei tu veramente, chi veramente sono gli altri.




139. La
solitudine è l’essere senza se stessi, è l’essere privi di se stessi, è il non
sapere chi si è.



140. Leggere nei sogni degli altri è un po' come vedersi proiettati nei propri sogni. 



141. Nella tua
solitudine, se guardi bene, ci sei tu, annidato con il tuo essere intero. Non fingere di non vederlo, abbine cura invece.




142. Un modo per vivere con
saggezza? Vedere sempre tridimensionalmente il proprio tempo: come se presente,
passato e futuro fossero un unico, inscindibile, tempo.



143.
Il compito dell’educazione è
quello di aiutare l’individuo a scoprire se stesso e a formarsi come persona
libera dai vincoli delle culture precotte e dei persuasori occulti. Sia,
dunque, la scuola la bottega artigianale della vita autentica.





144. L’umanità deve perdere
ancora molto di se stessa per capire cosa ha perduto o cosa non ha mai a
trovato.





145. La vita non è bella o
brutta, giusta o ingiusta, come hanno voluto che credessimo, non è in questo        esemplificativo schema del quale ci
hanno reso prigionieri: la vita è, invece, in tutto ciò che di noi non ci hanno
mai detto, in tutto ciò che di noi non sappiamo e, forse, non sapremo mai.





146.
La cultura occidentale, soprattutto quella attuale, è fondata sulla paura dello
straniero: dello straniero esterno a noi; dello straniero interno a noi. Siamo,
dunque, stranieri perfino a noi stessi.




147. I poeti e gli scrittori, i pittori e gli scultori, i musicisti, sono
coloro che non consentono al pensiero di attraversare solamente la loro mente, ma lo
fermano, e, poi, lo trasformano in parole, in immagini, in note.



148. Il modo migliore per vivere
bene? Trasformare in energia attiva, positiva e propositiva anche le proprie
tragedie, soprattutto quelle.



149. Vuoi avere preveggenza del
tuo futuro? Guarda bene nel tuo passato ma non dipenderne supinamente come
fosse da un fato, inverti, invece, la tua rotta nel tuo presente, rinnova, dunque,
la tua vita e rendila finalmente tua.



150. Vuoi imparare a conoscere
gli altri? Svestiti prima di te stesso. Vuoi imparare a conoscere te stesso? Svestiti
prima degli altri.



151.
Il principio della Comunione? Scoprire la diversità di se stessi, la particola che si ha e che si è:  il principio della comunione è la comunione con se stessi.



152. La vita altro non è che un
film del quale, supini spettatori, si diventa solo a volte protagonisti.



153. Chi si lascia rapire dal bello muore nel ventre di ciò che è bello per essere rigenerato poi nuovo da quello stesso ventre.



154. Doppio è il modo del poter vedere
di un poeta: egli si vede ma vede anche. La poesia, dunque,  non sempre è evocatrice di chi scrive, ma di
chi legge.



155. I treni! A volte li si vede apparire all'orizzonte con gioia, altre volte
con tristezza, il tutto dipende dal lato verso il quale volge il suo muso la
locomotiva.



156. Trattiamo le
parole come trattiamo noi stessi: ne vediamo l’involucro, ce ne rimane
sconosciuto il cuore.



157. Perché i poeti e gli
scrittori scrivono? Forse perché è difficile trovare chi li scolti.



158. Siamo
la risultante di un sapere intermediato, giochiamo a dire di noi stessi attraverso
altri che hanno detto di se stessi: miti, testi sacri, poeti, scrittori,
saggisti, filosofi, registi, musicisti, e chi più ne ha più ne metta. È come  guardarsi allo specchio e vedere di se stessi
solamente l’involucro.



159.
E se, un bel giorno, ti imbarchi su un fatiscente
gommone, in viaggio solitario nel mare procelloso "dell’altra conoscenza", con prua verso
la quarta via, rischi di venire considerato alla stregua di un profugo o di un
barbone da chi si ciba di cultura “collettiva”.






160. In un’epoca in cui l’estetica è diventata puro “formalismo”, cura dell’involucro, si provi a guardare oltre, verso l’anima, nulla può farle da pari: la sua è una quieta invisibile presenza, parla nel silenzio, di silenzio e con il silenzio.



161. Non so bene se sia un paradosso
questo, ma potrebbe assomigliargli: Se dobbiamo analizzare noi stessi finiamo
per vederci attraverso gli altri; se dobbiamo analizzare gli altri finiamo per
vederli attraverso noi stessi. Nell’uno o nell’altro caso orbo è il nostro
vedere perché falsa è la prospettiva.




162. Spesso, se non sempre, il critico o l'occasionale visitatore
che interpreta un’opera (letteraria, pittorica, architettonica, musicale)
finisce per scriverne o comporne un’altra, opacizzando o oscurando, in tal
modo, il senso e la bellezza dell’originale.





163. Una volta, anche per copiare bisognava fare una gran fatica, si faceva tutto a mano, si aveva contatto con ogni singola parola, la si accarezzava quasi, ci voleva tempo, un tempo di assimilazione, e, in qualche modo, la mente si alimentava; oggi bastano due click, uno per copia e l’altro per incolla, una infinitesima frazione di secondo, e nel cervello rimane molto poco, spesso niente.




164. Nella relazione dell’uomo con
l’Ente-Supremo, spesso, viene a mancare la relazione dell’uomo con se stesso,
riducendo il rapporto l'Ente-Supremo a pura forma o, se si preferisce, a puro culto esteriore,
come dire che nella visione di Dio viene a mancare la visione di sé.





165. L’uomo non viene dal nulla e al nulla fa ritorno. Egli
era stato già vivo prima ancora di nascere, viene dalla materia vivente, dalla materia-pensante, dalla
materia-madre, dalla materia-spirito-persona: è la materia il vero pensiero
dell’universo, alla materia l’uomo lega la genesi della sapienza di sé e il suo
ultimo destino, la sua eternità.





166. Meglio cimentarsi in qualcosa che sia frutto del proprio
pensiero: si godrebbe della sensazione di essere autori di se stessi; ci si
sentirebbe  meno condizionati, meno
clonati o clonabili, più liberi da precotte culture e presunto saper




167. Nella definizione dei diritti
civili, si abbia occhio attento per i “diritti naturali” di ciascuno individuo:
il riconoscimento dell’identità di genere, anche di quella soggettivamente percepita;
il colore della pelle, il cibo, la casa, il lavoro, la libertà di essere tale e
quale si è.



168.
Quando, poi, si suol dire: “L’inerte materia”. Essa è l’intelligenza
suprema, quella prima della quale, e dopo la quale, nulla è. L’uomo stesso è
una delle sue mille variabili.



169. Nulla altro puoi essere se
non “Sei”: appariresti improprio qualunque cosa fossi.








170. Quello che si vorrebbe comunicare
a voce a una umanità disattenta lo si affidi a “pagine attente”.

Sarà, poi, il tempo, con il suo insindacabile giudizio, a direzionare il destino dell'una come dell'altra cosa.




171. La vera bellezza è la
saggezza, figlia prediletta della conoscenza, essa si la madre di ogni cosa
bella.




172. Togliere la polvere a “certi
oggetti”, una foto ad esempio, è un po’ come rubarne  il fiato del tempo.





173. Basterebbe anche un solo attimo di consapevolezza, nei giorni
ignavi della propria vita, per accedere al luogo dell’eterna conoscenza.



174. Il poeta è colui che vede vive le cose, vede l’anima del
tutto che gli è intorno, se ne mette in ascolto, ne coglie i profondi respiri e
li traduce in parole.




175. La poesia è la fabbrica
della “Parola autentica”, della Parola còlta nella sua stessa radice; il poeta
ne è l’imprenditore.




176. La
vera, grande, unica, sovrana dell'universo è la “Parola". Solo a lei è
concesso di sventrare e svelare, la "maschera delle parole": anemiche,
vuote, troppe, tante, infide. Buon anno a tutti.






177. Dio?
È in ciò che di meglio l’uomo e  la
storia, nella loro perenne evoluzione, riescono a cogliere e poi a raccogliere dello
spirito di se stessi.




178. Chi sono Io? Se te lo chiedi stai iniziando il tuo cammino verso la
conoscenza: è in te il “principio” di cui vale la pena prendere coscienza. Il
resto è “nozione” o è “formale sapere”.





179. Cosa
accade quando ti aspetti qualcosa da qualcuno che poi la cosa non fa? Vivila
così la situazione: una ghiotta occasione per imparare a fare da solo.




180. La vera irreligiosità non risiede nel “non credere” in un Dio o in fenomenologie di carattere religioso ed esoterico, ma nella rinuncia al cammino che ogni uomo potrebbe compiere verso la conoscenza di se stesso: l’uomo che non si conosce è slegato da sé, vale a dire “re-ligatus non est”.




181.
Se non sai chi sei tu, non provare mai a dire chi sono io o chi sono gli altri o chi è Dio,
neppure delle cose che hai intorno sei abilitato a poter dire alcuna cosa: il
tutto altro non sarebbe che un falso riflesso di te stesso.




182. Se l’artista non vede l’anima sua in tutta la sua trasparenza, la bellezza che produce è meccanica clonazione di altri io suoi che governano e sgovernano il suo spirito: l’arte sua è semplice visione soggettiva dell’essere del bello, è manchevole dell’ afflato oggettivo che la renderebbe sublime.




183. Ci
sono tante parole che sono evocatrici di "silenzio profondo", come ci
sono tanti silenzi che sono evocatori di "assordanti rumori": il tutto, allora, dipende dalla "qualità della parola" come dalla "qualità del silenzio".





184. La noia non è mai causa di se stessa: essa è veicolata
dall’altrui silenzio, dal generico chiacchiericcio, dalla folla che nulla sa e
nulla dice. Coinvolgente e loquace, invece, è la propria solitudine.





185. Per
poter capire l’essere di un altro, bisogna, a sua volta, essere: tra un “chi è”
e un “chi non è” la distanza è abissale.






186. La
solitudine? Quando la “compagnia” che hai intorno ti fa mancare il respiro di
te stesso.




187. Il mare profondo della conoscenza e della sapienza è il più
grande e il più bello dei mari, ma va raggiunto, svelato e, poi, rivelato. Quel
mare profondo, più profondo dell’universo stellare, è il luogo del battesimo
della rinascita, ma pochissimi lo sanno, cercano altrove, per questo non
trovano mai nulla o trovano il contrario di quello che cercano.





188. Se hai l’aspirazione a sapere “chi sei tu" e a essere
come sei, capirai e comprenderai che l’altro abbia l’aspirazione a sapere “chi
è lui” e a essere quale è.



189. Quando lo spirito nell’anima
è più leggero di quanto la materia del corpo pesi, tutto appare possibile.





190. Solo dopo esserti detto
chi sei tu, potrai provare a capire chi sono io, chi sono gli altri.




191. Vi lascio liberi, se mi
lasciate libero: la mia libertà è anche la vostra libertà.




192. il giorno in cui avrai
imparato a parlare di te non attraverso gli altri, avrai anche imparato a
capire chi sei.




193. Se ci si
impegnasse di più a cercare di se stessi quello che di se stessi manca, invece
che a specchiarsi in quello che gli altri hanno, ciascuno relazionerebbe meglio
con se stesso, con gli altri e con tutto quanto intorno è.




194. Chiunque dell’opera di un
altro, di un qualunque tipo di opera, affermi che quell’opera non gli piace,
dovrebbe prima chiedere a se stesso se egli ne sarebbe stato capace
e se
fosse in possesso dei prerequisiti necessari per potere giudicare.




195. La propria “solitudine”
non bisognerebbe mai nasconderla, sarebbe opportuno, invece, mostrarla con
grande orgoglio agli altri, potrebbe essere per loro l’indicazione di un grande
sentiero di vita: essa è generatrice di magnetica fascinazione.




196. Se non sei un
personaggio televisivo (un politico, un giornalista, un opinionista, un
conduttore, un attore, un cantante, uno sportivo) sei destinato a essere
ignorato dai grandi editori anche se tu scrivessi oro colato: per il mercato
non è importante ciò che crei ma quanto sono noti il tuo nome e, soprattutto,
il tuo volto.




197. Non c’è stato momento
della vita che il mio pensiero non abbia pensato,  ogni pensiero è stato sempre la visione di un
sogno realizzato. In cima a ognuno di quei pensieri? Il sogno più ardimentoso,
quello più estremo, la sfida alla difficoltà di essere: la visione di me.




198. Coloro che non si
lamentano mai dei disservizi pubblici, relativi alla nettezza urbana, sono gli
stessi che lo sporco lo tolgono dalle loro case e lo trasferiscono davanti alle
case degli altri.






199. Chi misura sugli altri e sulle cose il destino proprio è
orbo di se stesso.





200. E, quando il tempo avrà esaurito se stesso, si ritornerà a
essere soffio di vento fra le stelle.



201. Se ci fosse tanta conoscenza nelle persone per quanta
cultura hanno, o presumono di avere, l’uomo e il mondo sarebbero già l’eternità
di loro stessi.





202. Si cerca
se stessi nei modi più impensati, nei posti più impensati, meno che in se
stessi, ove ciascuno di noi risiede.




203. Chi
snobba sempre ciò che provi a dire e che non dice mai niente di sé merita solo
il tuo silenzio. Intanto, ascoltati.





204.
Se stella vedi davanti ai tuoi occhi, sia quella immaginata dalla tua anima e
dipinta con le tue stesse mani.





205.
Fino ai
sei anni sei stato plasmato dalla famiglia, fino ai diciotto dalla scuola e dalla
Chiesa, per il seguito dai modelli di comportamento sociale dominanti. Verrà il
momento in cui imparerai a conoscerti da solo e a prendere in mano le redini
della tua vita?




206.
Non credere al primo, o alla prima, che incontri, non credere in nessuna cosa,
se non hai incontrato prima te stesso.





207.
Non puoi vedere la bellezza in nessuno, o in nessun’altra  cosa, se la stessa non ha residenza in te
stesso.




208. Lo scrittore autentico, non meno del
poeta autentico, mentre scrive, si legge più che leggere.




209. Tenti di parlare agli “altri” ma non hanno tempo o voglia di ascolto;
scrivi quello che avresti voluto dire, ma non leggono. Intanto, non tutti i
mali vengono per nuocere, hai parlato a te stesso.





210. Sono molti a credere che l’inizio di un tuo discorso sia anche la sua
conclusione: concluderanno, dunque, che un asino ha imparato a volare, mentre
volevi intendere che il sole nell’universo si sta per oscurare sulla vita.




211.
Quelli che, in genere, ti snobbano nell’ascolto sono coloro ai quali dedichi di
più il tuo ascolto.






212. I cosiddetti “simpatici” o
“socievoli”, che si divertono a elaborare ciniche battute sugli altri, ferendone
lo spirito, sono gli stessi che diventano “ferini” quando ne diventano i destinatari.





213. Ci hanno insegnato tante cose e
a credere in tante cose (soggetti, oggetti, concetti, divinità polimorfe,
antropomorfe, amorfe), hanno evitato ad arte di insegnarci noi stessi e a
credere in noi stessi: molti sono coloro che sanno tutto, raro è trovare chi sa
chi è “lui”.





214. A proposito dell’uso e dell’
abuso dell’inglese nella politica nazionale, sarebbe il caso di dire: “Ci avete
tolto la lira, non ci togliete anche la lingua”.






215. Ma quale idea saggia è a
fondamento dell’attuale concetto di Europa? Partire, forse, dai primi per
arrivare agli ultimi? Sarebbe meglio il contrario, credo, come la didattica
autentica insegna.




216. Tra un viaggio nel web e uno
sguardo al cellulare sempre più labili si fanno i confini tra informazione e sapere,
tra cultura e conoscenza: sempre virtuale la vita, sempre più lontano il luogo
della saggezza.




217. Tutti
credono di sapere, pochissimi sono quelli che sanno  perché “si sanno”, perché hanno la
“co-scienza”, vale a dire la “scienza di sé”.




218.
Il sapere vero, vale a dire la conoscenza, non è mai un “oltre” ma un “prima e
qui”, non arriva da fuori ma da dentro.




219.
La velocità, se non è unita alla qualità del moto, è staticità.




220.
Il TAV: quanto se ne straparla! Ci si dimentica, però, che Matera non è ancora
raggiungibile in treno e che moltissime linee ferroviarie regionali sono fatiscenti.



221.
Alla deriva nel mare tempestoso della vita, ci portiamo dietro, spesso, corpi
senza anima.




222. Non
so quanto si possa parlare ancora di normalità in questo mondo “normale”.




223. Se ciascuno, a cominciare da chi scrive,
imparasse a giudicare più le manchevolezze proprie che quelle altrui, più gli
errori del presente che del passato, l’uomo, il mondo e il cosmo avrebbero
tanta vita in più.



224.
Una volta la mafia reclutava la politica mettendola al suo servizio; oggi la
politica recluta la mafia e la mette al suo servizio. Quale fra le due è più
mafia?



225.
Fai in modo che non resti di te il ricordo di un corpo che muore, ma di
un’anima che vive.




226. Siano le tue parole trasparenti per te stesso, se
vuoi che lo siano per gli altri.
   




227. Si abbia un occhio sempre rivolto alla propria
diversità, la si alimenti con cura, la si comunichi, poi, per quale è: essa è “unicità”.




228. Gli errori di “forma” sono molto meno importanti di quanto importante è ciò
che si veicola nella “comunicazione”: l’errore non può uccidere né redimere, il
messaggio lo può fare.





229. Il revisionismo liberistico dei nostri giorni, lo chiamano centralismo
democratico – mostruoso miscuglio di destra sinistra e centro – in realtà
dittatura della grande finanza,  sta
rimettendo nelle tasche dei ricchi i beni conquistati dai poveri con epiche
lotte sociali.




230. Sono le paure di noi che ci fanno avere paura degli altri, vale a dire
che nulla avviene fuori di noi, tutto avviene dentro.




231. Quando capii che vivere con gli altri
significava “dover vivere secondo loro”, io mi ricavai un piccolo
spazio, e cominciai a “vivere secondo me”, ma… pensando a loro.



232. Gli spettri? Nulla hanno a che fare con i morti,
essi sono, invece, la concezione visionaria della vita che hanno i vivi, sono la radiografia di se stessi.




233. I cosiddetti matti, quasi sempre innocui,
comunque innocenti, reclusi nelle cosiddette case di cura, una volta dette
manicomio; i criminali, gli assassini, gli stupratori, i collusi, gli evasori
incalliti, i politici corrotti, fuori per immunità parlamentare, per amnistia,
per condono e sconto di pena dovuto a rito abbreviato e presunta buona
condotta. Mi chiedo: «Quali sono i veri matti?».



234. Siamo davvero veri nella comunicazione virtuale? Lo
siamo nel modo in cui virtuali lo siamo già con noi stessi, vale a dire ignari
di noi stessi.




235. Si chiede ai musulmani di pregare e predicare in italiano  nelle nostre moschee, ma le messe, fino a
epoca recente, si celebravano in latino, la politica, intanto, si esprime
sempre di più in inglese. E, riferito, soprattutto, a quest’ultima: “Per farsi
capire di meno?”.



236. A ognuno di noi è stato affidato un pezzetto finito di “tempo fisico”
perché il nostro “tempo psichico” potesse trovare il suo infinito compimento.







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