E' da oggi nelle librerie, anche on line, l'ultimo libro di Antonio Pellegrino "Altri racconti". Nel suo nuovo lavoro l'autore presenta, rivisti, e aggiornati in alcuni dati, alcuni suoi racconti già editi nel 2009 per il solo territorio della Valle Telesina e ne aggiunge altri inediti. Il tutto appare in una veste nuova curata dalla Aletti Editore e distribuito da Ugo Mursia in ambito nazionale e anche internazionale nel formato E book.
Sul territorio locale è già reperibile presso la Libreria La Fenice di Telese Terme (BN) e presso L'edicola di Puglianello (BN).
Immacolata solitudine è una silloge di poesie scritte in un arco temporale piuttosto ampio: l’ordine in cui i componimenti sono disposti è cronologico. La lirica iniziale, Rinascita, è scritta nel 1966, mentre le ultime poesie sono state scritte nel 2010. La scelta di indicare l’anno di composizione è indice di come la poesia sia un percorso di accompagnamento alla vita stessa dell’autore, e quindi la parola diventa indispensabile per spiegare la vita dell’uomo.
Come traspare dai componimenti della raccolta, la parola si carica di un compito fondamentale: interpretare il significato dell’esistenza, comprendere il dolore che l’uomo deve sopportare nel corso del suo cammino, e cercare di farlo convivere con esso. Inoltre la parola ha in sé il ruolo di tradurre e chiarire le esperienze, i sentimenti, gli eventi che l’uomo vive quotidianamente.
Proprio per l’incarico di cui è investita, la parola attraverso la poesia diventa compagna di vita, rivelatrice dell’identità della persona e dei pensieri più nascosti. Il poeta assume a sua volta un ruolo fondamentale, è sacerdote, è colui che conosce e sa come trarre dalla parola ciò che essa nasconde. In quest’ottica il titolo stesso della raccolta acquista un significato importante: un elogio alla solitudine, da cui emergono gli aspetti più intimi e celati dell’animo umano.
L’importanza della parola è rintracciabile nella poesia Coriandoli, dove Antonio Pellegrino dichiara:
Era l’aprile del 1975, una splendida luna era comparsa, quasi evento inatteso, nella Valmalenco dietro i profili trasparenti del Bernina, facendo improvvisamente tacere le pallide luci di Primolo, che, seminate lungo la montagna, occhieggiavano timide nell’incipiente notte. La giornata era stata, a tratti, insolitamente calda, ma era calata, finalmente, una improvvisa frescura.
Mi sedeva di fronte, sfingea, i lineamenti ritagliati ad arte, un sottilissimo filo di matita a descrivere l’ermetico profilo degli occhi, tendenzialmente miopi, che, protetti da occhiali ovali di celluloide, apparivano evasivi e tristi, a tratti misteriosi, mescolati all’opaca luce dell’astro fulgente, che le rifletteva alle spalle. Le labbra, del colore naturale, moderatamente sottili, perfette, si muovevano ritmicamente nella sincronia millimetrica dei suoi discorsi, taceva a tratti, ascoltava in maniera notarile gli altri, li misurava, pesandone le parole, i concetti, confrontando, poi, il tutto su una carnale idea della politica e della dialettica della liberazione da un potere opprimente, tinto di democrazia e di libertà. Era palesemente infastidita da una visione della vita economicistica, evolutiva solo dal punto di vista del benessere materiale e considerava la politica come strumento sublime dell’educazione dell’anima.
La prima volta che la vidi, mi disse: «Io ho bisogno di concetti». Capii e non capii al momento, furono i successivi incontri a svelarmi la sua vera natura, che coincideva pienamente con la sua essenza, un miracolo vivente di un oggi del mondo in cui tutti sono cloni e l’autenticità non esiste. L’avevo conosciuta, quasi occasionalmente o come evento predestinato, ad un convegno sindacale, tenutosi al circolo Rosselli di Sondrio, mi aveva colpito all’istante il suo parlare sottile, la sua finissima dialettica, specie in materia di politica, disciplina nella quale emergeva per luce spontanea. Aveva una laurea in Scienze Politiche ed una in Sociologia, in effetti, come ebbi modo di appurare a termine di quello stesso incontro. Dopo alcuni altri contatti, quasi sempre casuali o anche occasionali, a segno che ci eravamo reciprocamente colti, pensò di eleggermi a suo amico-consulente, essendo reduce da una vita complessa, sin dalla primissima infanzia, e da alcune esperienze sentimentali laceranti, che ne avevano evidenziato una visione della sessualità capovolta o quasi.
Sembrava un miraggio lo scorrere del treno, illuminato sullo sfondo della notte riflessa dalla luna, mentre zia Antonietta mi teneva in braccio, lei a piedi, nelle sere in cui, per le ventilate apparizioni della Madonna ad Amorosi, ci si recava, quasi in processione, nella località Vallone, situata nelle vicinanze della stazione ferroviaria, già nota, in passato, a detta del mio amico Pasquale Maturi, storico locale, per apparizioni strane: a pantas’m, raccontata come una donna gigantesca e nuda che terrorizzava i rari passanti, essendo il luogo piuttosto tetro; qualcuno, con una versione diversa, vaneggiava di una donna vestita di bianco o di nero, secondo le circostanze diverse; altri, infine, contraddicendo i primi, ritenevano che le apparizioni riguardassero un grande coniglio bianco la cui entità non fu mai meglio precisata. Insomma, pare che il luogo, detto ancora oggi il Vallone della Madonna, sia stato oggetto di fenomeni esoterici, anche in passati più lontani, secondo i racconti della tradizione popolare.
Per l’evento, di cui ho un ricordo, per certi aspetti vago, avevo quattro anni circa al tempo, si formarono folle di pellegrini, di curiosi, di fedeli, o presunti tali, provenienti anche dai paesi intorno con ogni mezzo, addirittura corriere. Si gridava al miracolo, si cantava, si pregava, si snocciolavano corone e corone di rosari, tanto da incrementare notevolmente il mercato delle corone. La valle, per l’occasione, in genere cullata dal silenzio della notte o accompagnata da, a volte vicini altre volte lontani, ragliare di asini, muggire di mucche, grugnire di maiali, nitrire di cavalli, abbaiare di cani, miagolare di gatti e… intensi frinire di cicale, si nutriva, insolitamente, anche di voci umane. L’evento era eclatante…, l’apparizione della Vergine, che, chissà per quale misterioso arcano, aveva scelto proprio i nostri luoghi per fare mostra di sé, per lanciare oracoli o anatemi, secondo come si voglia interpretare il fenomeno. La Vergine, in persona, presentava se stessa, quasi come in un’anteprima mondiale, nella Valle Telesina, solitamente ignorata, anonima, quasi fuori del mondo delle cose conosciute, un microcosmo a sé, dotato di vita propria, chiuso, come in un recinto, fra i fiumi Volturno e Calore, e le catene montuose del Matese e del Taburno, con sullo sfondo i profili, appena accennati, del rimanente Appennino campano.
George Ivanovic Gurdjieff, di origine greca ma di adozione armena, nasce a Alexandropol nel 1872 e muore a Neully nel 1949. Di cultura eclettica e di ampio respiro è, nel contempo, filosofo, psicologo, scrittore, maestro di danze, viaggiatore instancabile, attento osservatore di usi e costumi dei popoli.
Il suo nome, che comincia ad essere sempre più conosciuto e diffuso anche nel mondo occidentale, è legato alla fondazione dell’Istituto per lo Sviluppo Armonico dell’Uomo, una vera e propria scuola atta a risvegliare la persona dallo stato di “veglia apparente”.
Il suo pensiero è pervenuto a noi non solo attraverso la sua opera ed i suoi scritti ma anche tramite la sistematica divulgazione e l’approfondimento che ne hanno fatto, nel tempo, i suoi discepoli, diventati, a loro volta, celebri e fra questi P.D. Ouspenski (Frammenti di un insegnamento sconosciuto), Maurice Nicoll (L’uomo nuovo. Interpretazione di alcune parabole e di alcuni miracoli di Cristo) e J.G. Bennett (Il divino sessuale).
In conseguenza della crisi culturale e dei valori, che sta coinvolgendo sempre di più la cultura del mondo occidentale, sta crescendo il numero delle persone che, a livello individuale, di gruppo o di scuola, fa riferimento al pensiero di questo genio altamente profetico dell’umanità. A lui si sono ispirati o si ispirano, anche attraverso le loro opere, protagonisti come l’architetto statunitense Frank Lloyd Wright, la scrittrice Pamela Lyndon autrice di Mary Poppins, lo scrittore francese Renè Dumal. Il regista inglese Peter Brook, il cantautore italiano Franco Battiato, ma anche altri che sarebbe veramente lungo elencare.